ASCOLTA L’INTERVISTA QUI:

Amiche e amici di Nettuno Bologna Uno, ben ritrovati da Alessandro Iannacci. Oggi raccontiamo uno spettacolo molto interessante che andrà in scena l’1 aprile al Teatro Celebrazioni di Bologna: Il titolo è La fabbrica degli innocenti e ne parliamo direttamente con il protagonista, Gianluigi Nuzzi. Benvenuto su Nettuno Bologna Uno.

“Buongiorno a tutti voi, eccoci”.

I gialli tra inediti, fake news, trame e speculazioni. Questo è il sottotitolo che hai dato allo spettacolo e ci racconta molto dei suoi contenuti. Che rappresentazione vedremo al Celebrazioni?

“A Bologna porto una narrazione, o meglio, una fotografia di quello che succede oggi e di come le fake news e le manipolazioni ci condizionano nell’analisi dei grandi gialli. Parto dall’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, dal delitto della povera Yara Gambirasio, dalla strage di Erba per far capire come oggi siamo ostaggio di una disinformazione che ci porta da una parte all’altra. La fabbrica degli innocenti produce fake news che condizionano la nostra quotidianità. Questo spettacolo teatrale è un viaggio che attraversa i casi di cronaca appena menzionati, arrivando a Liliana Resinovich e al povero Ramy, morto dopo aver superato un posto di blocco dei Carabinieri. Sono tutte storie che hanno una caratteristica comune: alcune persone, al fine di fare presunte docufiction, vendere qualche libro o avere un po’ di popolarità a colpi di click, imbastiscono delle narrazioni alternative rispetto a verità che sono chiare e consolidate nelle sentenze.
Di conseguenza, secondo queste teorie nella strage di Erba sappiamo chi ha ucciso. Leggiamo “poveri Rosa e Olindo” e così anche “povero Massimo Bossetti” nel caso di Yara. Questo è un tormentone che in realtà poi si allarga ad altre storie e ad altri settori. Chi ne fa le spese sono soprattutto i più giovani”.

Ti abbiamo conosciuto negli anni come giornalista, saggista, scrittore e conduttore televisivo. Che esperienza è per te il teatro?

“Per me è un’esperienza potentissima. Abbiamo fatto già tre serate, a Milano c’è stato un bellissimo soldout. E’ gratificante perché ho un contatto diretto con il pubblico, faccio anche qualche fotografia con gli appassionati del mio programma Quarto Grado.
II palco è una proiezione, una dimensione completamente diversa dalla televisione che è molto veloce e lavora sulle immagini. A teatro la narrazione è la pietra angolare, la bussola, il perno del racconto. Sono importanti anche la voce, il corpo, il movimento.
Quarto grado ce lo vediamo il venerdì sera in televisione, questo spettacolo va ben oltre e fa riflettere: tante persone subito dopo lo spettacolo mi hanno detto che fila velocemente, poi mi hanno scritto su Instagram di aver iniziato a riflettere su alcuni temi. E’ il regalo più grande che possa ricevere”.

Indubbiamente la cronaca nera e la cronaca giudiziaria, di cui tu ti occupi da tanti anni, sono temi che catturano molto l’attenzione del pubblico di tutte le generazioni. Secondo te perché i gialli, e soprattutto alcune di queste storie, sono così popolari da entrare nelle nostre letture, nei nostri interessi e anche nelle nostre discussioni quotidiane?

“Vogliamo sapere che faccia ha il male, il perché ci fa paura. Capiamo che può spuntare anche in famiglie da mulino bianco, dove regnano in maniera apparente la quiete, la serenità e la sicurezza. La banalità del male ci fa paura e quindi cerchiamo di conoscerla e uno degli elementi più importanti è l’immedesimazione. Quando Yara è stata presa dal suo assassino e caricata su quell’Iveco era uscita dalla palestra, faceva ginnastica ritmica e aveva 13 anni. Era una bambina che potrebbe essere una nostra figlia e lo stesso discorso vale per la strage di Erba, con quelle fiamme che divorano l’appartamento dei poveri Castagna dopo la mattanza. Gli autori sono i vicini di casa e tutto nasce per una lite condominiale: questo ci sconvolge perchè in Italia abbiamo mezzo milione di liti condominiali che finiscono in tribunale ogni anno, siamo molto litigiosi”.

Cambiando invece prospettiva, come devono essere raccontati i gialli al pubblico da parte dei giornalisti e degli addetti ai lavori?

“Con la semplicità, l’immediatezza e soprattutto non mostrando qualcosa in maniera molto scenografica con il fine di far pensare al pubblico, ad esempio, che hanno distrutto le prove del Dna di Bossetti. E’ davvero così? E nel caso, l’hanno fatto a norma di legge o in maniera illegale?
Bisogna fare attenzione perché poi, a forza di dare addosso a alle sentenze, la gente dice basta e non ci crede più. Dall’altra parte ci sono anche gli errori dei magistrati e degli inquirenti: questi sbagli condizionano le storie e sono perfetti per poi produrre le fake news. In un paese normale chi sbaglia dovrebbe pagare, soprattutto quando ci sono dei morti”.

Tema cardine de La fabbrica degli innocenti che porterai al Teatro Celebrazioni di Bologna l’1 aprile è la lotta alle fake news, che purtroppo oggi sono sempre più dileganti. Sei giornalista professionista dal 1996, in questi decenni di carriera hai trovato una definizione del concetto di verità e di come un giornalista deve lavorare per raggiungerla?

“Per me la verità è un metodo di lavoro, non è un obiettivo. La verità è cangiante, quindi è un cammino, un sentiero e un modo di lavorare. Non voglio offendere nessuno dei nostri amici ascoltatori ma ho letto addirittura che l’alluvione in Emilia è stata una un’invenzione. Una persona non può scrivere una cosa così, perché c’è troppa sofferenza da parte di chi può leggerla, di persone che hanno perso la casa, gli affetti, gli amori e i ricordi, che hanno hanno passato dei mesi con le mani, le braccia e le gambe nel fango. Non si possono dire certe cose e questa impunità a me fa grandissima rabbia”

Assolutamente, poi nei tuoi lavori c’è grande attenzione ai documenti, che hanno rappresentato nel corso della tua carriera un’ancora di certezza molto importante.

“Ma certo. Mia nonna diceva ‘carta canta’ e non è cambiato nulla dall’epoca”.

Chiudo con una domanda su Quarto grado, il programma che conduci ogni venerdì sera su Rete 4 dedicato proprio ai gialli. Di recente questo format ha compiuto 15 anni e settimana dopo settimana continua ad avere sempre più successo di ascolti. Cosa rappresenta per te questo programma e quali sono i segreti della sua popolarità?

Quarto grado rappresenta la mia seconda famiglia. Siamo una comunità, un gruppo di lavoro molto affiatato che lavora insieme dal 2013. Abbiamo anche molti giovani e mi fa piacere perché questo ci dà continuità e prospettiv. E’ è la mia seconda famiglia, il venerdì diamo tutto e durante la settimana tutti gli inviati sono in giro per raccogliere le storie e fare cronaca. Questa è la cosa più importante”. 

PER NON PERDERE I PROSSIMI CONTENUTI SEGUI I MIEI CANALI

Lascia un commento