Passano gli anni, ma il ricordo di Fabrizio Frizzi è più forte che mai.
Un presentatore che tutti noi abbiamo amato per i suoi modi educati, garbati e gradevoli, con i quali si è conquistato negli anni un posto di diritto nelle tavole di milioni di italiani. Un modello come persona e come professionista che anche io, nel mio piccolo, cerco di prendere come esempio quando conduco i miei programmi radiofonici o mi interfaccio con un ospite.

Per testimoniare ulteriormente la preziosità della sua persona, ho deciso di raccontare su questo sito un episodio di quasi 17 anni fa molto tenero ed intimo che mi lega a lui. Un aneddoto che molto spesso riaffiora nella mia mente strappandomi un sorriso commosso.

Era il 26 Agosto del 2007 e l’estate stava volgendo al termine sull’affollata costiera riminese. I miei genitori erano in vacanza al Sud ed io mi stavo godendo una delle ambite settimane marittime insieme alla nonna.
Ad un certo punto, nel mezzo di una tiratissima partita a pallone con gli amici, sentii un richiamo in lontananza. Era mia nonna, con il telefono in mano:
“Vieni Alessandro, ci sono il babbo e la mamma al telefono da Lampedusa. Stanno per prendere l’aereo di ritorno e vogliono farti un saluto”.
Non avevo molta voglia di interrompere il match, ma non vedevo i miei da un po’ e decisi di correre a rispondere: “Ciao mamma, ciao papà, come state?”

Dall’altra parte del telefono sentii un “Ciao” fragoroso, che risuonava con una voce differente da quella di mio padre e, naturalmente, di mia madre. “Per cento biscotti, sei tu il bambino che si chiama Alessandro?”
“Si, ma chi sta parlando?” risposi io con il sospetto e la curiosità che contraddistinguono un bambino di otto anni.
“Ogni cosa a suo tempo!” mi rimproverò la voce tonante, che incalzò nuovamente: “Per altri cento biscotti, sei tu il bambino che in questo momento sta giocando a calcio al Bagno 19 di Rimini?”.
“Si, sono io!” replicai con grande meraviglia. Il timbro vocale che risuonava dal cellulare iniziava in quel momento a ricordarmi qualcuno, un personaggio che avevo sicuramente ammirato in televisione in molte occasioni.
“Perfetto, adesso l’ultima domanda. Per i trecento biscotti finali, sei tu il bambino che tifa per il Bologna Football Club come me?”. Finalmente lo riconobbi e con entusiasmo confermai la mia identità.
“Allora sto parlando con la persona giusta. Sono Fabrizio, Fabrizio Frizzi. Sono qui con i tuoi genitori in attesa di prendere l’aereo, mi hanno parlato tanto di te e mi faceva piacere conoscerti”

Ogni volta che ripenso a quei pochi minuti di telefonata con Fabrizio Frizzi trovo conferma di quanto siano stati veritieri e meritati l’affetto, la stima e l’amore che i colleghi, gli amici e tutti i telespettatori gli hanno tributato negli anni.
Frizzi era in primis una persona gentile ed educata, che non esitava prodigarsi per gli altri: nel 2007 era uno dei presentatori più affermati della televisione italiana e, nonostante ciò, decise di spendere un po’ del suo tempo per fare felice un bambino, fingendo scherzosamente di fargli delle domande in perfetto stile “I Soliti Ignoti”, il programma che conduceva proprio in quegli anni sulla rete nazionale.
La sera stessa i miei genitori arrivarono a Rimini e mi consegnarono un piccolo foglio a righe strappato da un taccuino, sul quale campeggiavano in rosso una bella dedica e l’autografo di Frizzi.

L’autografo ricordo di un momento indimenticabile

Quindici anni dopo, nel 2022, ho partecipato al programma “I Soliti Ignoti” sotto la conduzione di Amadeus, proprio in qualità di ignoto. Appena sono entrato in quello studio televisivo ho ricordato quell’episodio che mi aveva regalato Frizzi tanto tempo prima. Ho vissuto quella partecipazione al programma come la chiusura di un piccolo cerchio e ho pensato che in quel momento, probabilmente, Fabrizio si stava facendo una risata seguendoci da lassù e ricordando il bottino di trecento biscotti che mi doveva ancora.
Una volta rientrato a Bologna, come prima cosa ho voluto rispolverare il mio album dei ricordi per riguardare, dopo un po’ di anni, il famoso foglietto autografato con dedica risalente a quel lontano 2007, per rivivere ancora un’emozione che ogni volta mi commuove e mi scalda il cuore.

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