“Date fiducia all’amore, il resto è niente”. Sensibile cittadino del mondo e fenomenale pensatore, Giorgio Gaber è uno degli artisti più influenti e preziosi del Novecento. Il genio milanese ha trasposto nella musica e nelle rappresentazioni teatrali il suo sguardo illuminato sulla vita e sulla società. Oltre ad aver raccontato i pregi e difetti dell’uomo con spiccata ironia e brillantezza, Gaber ha segnato in maniera indelebile la storia del nostro spettacolo creando il teatro canzone, un nuovo modo di esibirsi fondendo musica monologhi e recitazione.

L’importanza è l’attualità dell’opera dell’artista milanese sono tangibili ancora oggi e molte scuole ed università hanno scelto di inserire il pensiero gaberiano nei loro percorsi di istruzione. Questi sono 5 capolavori che vi faranno conoscere meglio la straordinaria opera di Giorgio Gaber. 

1) NON ARROSSIRE

Non arrossire è una delle canzoni di maggior successo del primo Giorgio Gaber in assoluto. Contenuta nel disco Giorgio Gaber del 1961, Non arrossire è una delle composizioni più romantiche del cantautore milanese. Il testo venne scritto da Mario Monti e Mogol, mentre la musica venne composta dallo stesso Gaber e da Davide Pennati. Il testo racconta di un uomo che, parlando ad una donna, le intima di non diventare rossa, di non sentirsi in imbarazzo davanti a lui poiché il suo sentimento è sincero. La canzone presenta la delicatezza tipica dei brani d’amore di quell’epoca e la grande interpretazione di Gaber rende ancora più raffinata l’atmosfera del brano. Il testo delinea un amore vero, capace di contrastare ogni paura ed ogni possibile sofferenza.

2) LA LIBERTÀ

Il capolavoro La Libertà venne inserito nello spettacolo Dialogo tra un impegnato e un non so, e successivamente fu distribuito all’interno dell’album Far finta di essere Sani. Nel 1972 Giorgio Gaber e Sandro Luporini, suo storico collaboratore, decisero di scrivere a quattro mani un brano dal grande significato sociale: La Libertà è diventata una delle bandiere filosofiche e poetiche più identificative della discografia gaberiana. Nel testo il cantautore traccia una libertà intesa come partecipazione, che nasce dal desiderio primitivo di esaltare sè stesso nella collettività e nella democrazia. L’uomo va oltre l’istinto e l’individualismo, esprimendo la propria libertà in uno spazio collettivo, fatto di impegno sociale e politico. Egli è fiero di prendere parte alle decisioni della propria esistenza e non le vive in maniera passiva.

Il brano nasce in un periodo storico di grande dibattito sociale ed esalta la forma di democrazia che permette a tutti di decidere il bene della comunità.

3) DESTRA-SINISTRA

Destra-sinistra è una canzone pubblicata nel 1994 all’interno dell’album dal vivo Io come persona, e successivamente riproposta in versione in studio nel progetto La mia generazione ha perso del 2001.

Il testo è pura satira politica e mette in risalto in maniera ironica e brillante le presunte differenze tra la destra e la sinistra. Tutta la canzone analizza i luoghi comuni esistenti su queste due realtà politiche, ponendo in secondo piano le reali differenze di tipo contenutistico. Gaber, infatti, sottolinea che le differenze tra destra e sinistra sono ormai minime, e che chi si definisce di una fazione rispetto ad un’altra lo fa per mera “ideologia”, per una “passione ed ossessione di una diversità che al momento dov’è andata non si sa”. In altre parole, le differenze sono ormai soltanto ostentate, ma a lato pratico inesistenti.

Gaber ha raccontato che Destra-sinistra è figlia di una conversazione con Sandro Luporini, con il quale ha creato tra le altre cose il teatro canzone. I due stavano elencando goliardicamente tutti i luoghi comuni sulle posizioni politiche e alla fine è nato questo testo, nel quale Gaber li sbugiarda, evidenziando l’abitudine degli uomini a voler categorizzare sempre tutto con la conseguenza di perdere di vista i punti realmente importanti.

4) VERSO IL TERZO MILLENNIO 

Una canzone di una potenza comunicativa unica, ritenuta da molti il vero testamento di Gaber alle generazioni future. Verso il terzo millennio, conosciuta anche come E tu mi vieni a dire, venne pubblicata per la prima volta all’interno dell’album dal vivo Gaber 1999/2000, riapparendo nel progetto in studio La mia generazione ha perso del 2001.

Il testo è una dura quando dettagliata analisi sul mondo che si affaccia al terzo millennio, fatto di indifferenza, oscurità, inconsistenza, smarrimento. Un mondo pieno di guerre e bestialità, in cui l’uomo non è in grado di riconoscere cosa ci sia di reale nell’arco della sua vita. Il testo presenta una critica esistenzialista e profili di pessimismo. Nonostante Verso il terzo millennio sia uno dei brani apparentente più malinconi, il messaggio conclusivo trasmette grande speranza e fiducia nel futuro: “Ma io ti voglio dire, che non è finita. Che tutto quel che accade fa parte della vita”.

5) NON INSEGNATE AI BAMBINI

Non insegnate ai bambini è un capolavoro contenuto nell’album Io non mi senti italiano, pubblicato postumo nel 2003 dopo la morte dell’artista. La canzone era stata preparata da Giorgio Gaber e Sandro Luporini in occasione del nuovo spettacolo teatrale intitolato Io quella volta lì avevo 25 anni, mai andato in scena.

Il testo insegna a valorizzare al meglio i bambini, non trasmettendogli la nostra cultura, le nostre morali stanche e malate, i nostri vecchi ideali o le nostre illusioni sociali, non costringendoli a coltivare per forza un talento o a seguire una via conosciuta, sicura. La cosa più importante è insegnare ai bambini la magia della vita ed il sogno di una antica speranza, coltivando noi stessi il cuore e la mente, dando fiducia all’amore e standogli sempre vicini. Tutto il resto, dice Gaber, è niente.

Negli anni Non insegnate ai bambini è diventata una delle canzoni più celebri della discografia gaberiana ed è stata coverizzata da innumerevoli artisti italiani per la sua capacità di far breccia nel cuore e nella mente.

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